Cagayan de Oro
dicembre 28th, 2011
Sabato 13 agosto ore 20.00. Dopo un viaggio di 700 km, durato 32 ore tra jeep, pullman, nave e corriera, arriviamo belli provati a Cagayan de Oro.
La stanchezza è tanta, come la curiosità di incontrarei ragazzini che vivono nelle due comunità Calabriane della città. Ci aspettano per cenare tutti insieme perché, il sabato, ragazzi e ragazze che durante la settimana vivono in due case separate, passano la giornata insieme nell’abitazione delle ragazzine, mentre la domenica sono i ragazzi ad ospitare le ragazze. L’accoglienza è calorosa ed emozionante. Da quando siamo nelle Filippine in qualità di visitatori stranieri, e soprattutto bianchi, siamo trattati come delle celebrità, ma questi ragazzini riescono comunque a stupirmi con la loro euforia. Mangiamo con loro e festeggiamo il compleanno della signora che, come volontaria, gestisce insieme ad altre signore ed alle suore, l’abitazione delle ragazzine, così ci sentiamo subito parte di questa piccola e semplice comunità. I ragazzi più grandi si informano sul nostro paese d’origine. Noi siamo preparatissimi poiché le domande riguardano spesso l’inizio della scuola e che stagione sia in Italia. Quelli più piccoli fanno sfoggio delle loro qualità acrobatiche con salti mortali e capriole di ogni genere mentre le ragazzine suonano e accennano passi di danza. Non è particolarmente tardi ma per oggi è ora di salutarci, io e Federico dormiremo con i ragazzini nell’altra abitazione in riva al mare e Clara andrà dalle suore.Trascorreremo la prossima settimana qui a Cagayan con i ragazzini in questa piccola semplice villetta a due passi dall’oceano. In camera ci fanno compagnia formiche (che qui sono ovunque) e la notte piccole lucertolone, ma tutto rende il posto molto “caratteristico”. La domenica mattina non si va a scuola e tutti i bambini sono in cortile a giocare a basket (sport nazionale) qualcuno gioca con i cani altri con la sabbia, sono una dozzina di varie età dai 6 ai 15 anni, noi dopo la colazione ci uniamo a loro. Mi faccio capire, loro parlano un inglese semplice e a me va più che bene così, ma il nostro linguaggio sarà basato più su sguardi e gesti che sulle parole. Alle 10.00 tutti a Messa, i ragazzini si preparano col vestito elegante e l’acqua nei capelli per creare una “crestina” occidentale è anche la mia acconciatura e posso così dar loro una mano. Dalla messa tornano sia i ragazzi che le ragazze e siamo pronti per il pranzo della domenica tutti assieme. Ancora una volta c’è un clima sereno e spensierato, il cibo è semplice e chiaramente a base di riso ma lì tutti ne vanno ghiotti. Adesso il gruppo è cresciuto, anche le ragazzine sono circa una dozzina di varie età sempre dai 6 ai 14-15 anni e sono timide ma anche curiose, Amano leggere, studiare, ballare e imparare l’italiano, ma sono contente di insegnarci qualche parola nella loro lingua. I ragazzi sono instancabili nelle loro acrobazie, vorrebbero che provassi anch’io ma ho solo un’osso del collo a disposizione e declino l’invito. Il pomeriggio vola e le ragazze tornano alla loro casa. Noi, grazie a padre Pietro, veniamo a conoscenza di alcune storie di quei ragazzini/e che in questi primi due giorni a Cagayan abbiamo conosciuto. Sono storie pesanti e tristi spesso colme di violenza e ignoranza, abusi e solitudine, storie che a volte non senti neanche al telegiornale e che se vengono raccontate pensi: “beh.. sono storie di altri”. Sono piccoli poveri e hanno passato vicende che probabilmente io, neanche vivendo altre 7 vite, subirei eppure sono ancora lì, pieni di voglia di vivere, sorridenti e accoglienti. Sicuramente si portano dentro (e qualcuno anche fuori) cicatrici difficili da guarire ma se c’è un ambiente in cui possono superare il passato e guardare al futuro … queste sono le casette di Cagayan. Qui i ragazzi sono seguiti ed aiutati costantemente da giovani volontari universitari, qui, tra attenzioni e regole, imparano a gestire quello che sarà il loro futuro, qui imparano a condividere quello che hanno con gli altri poiché tutto è in comunione dalle camere ai bagni, dal cibo ai giochi, dalle gioie e alle preoccupazioni, dai i ricordi alle speranze. Ricomincia la settimana e, nelle Filippine, già si va a scuola da tre mesi. Stiamo con i ragazzi solo dal tardo pomeriggio dato che si studia tutti i giorni fino alle 16.00, tranne il sabato e la domenica. A volte facciamo merenda insieme e andiamo a caccia di granchi quando il mare si ritira al tramonto, poi alle 18.00 è tempo di lavarsi e prepararsi per la cena, non prima di aver recuperato qualche lacuna scolastica aiutati dai giovani più grandi. Il cibo non è mai troppo abbondante, ci spiegheranno, per “scelta” per non passare dalle stalle alle stelle senza esserselo “in qualche modo” guadagnato. Prima di andare a dormire alle 21.00 ci sfidiamo spesso a ping-pong, io e Federico in realtà la mattina ci alleniamo un po’ e quindi Italia vs Filippine non c’è storia, quella che vi ho raccontato, invece, è parte della mia storia con i ragazzini di Cagayan, ed è una bella storia.•
Articolo di Andrea Giacomin
Tags: Andrea Giacomin, Cagayan de Oro, volontariato
Argomenti: Giornalista per un giorno

















